Una bellezza da riscoprire


di Lorenzo Chiacchiera Carissimi lettori,

nel gran parlare che, giustamente, suscitano opere straordinarie come la Crocifissione, Palazzo Bonafede e i disegni della collezione Maggiori si corre il logico rischio di dimenticare altre opere di minor importanza certo, ma non di minor valore per la nostra comunità. In queste righe non è mia intenzione parlare di documenti d'archivio, tele, affreschi o cimeli vari ma di un'opera che per anni ha veicolato la fruizione musicale in paese tanto da contribuire a creare una forte tradizione nello studio della musica che continua ancora oggi tra i sangiustesi di tutte le generazioni. L'opera in questione è l'organo di Gaetano Callido che si può ammirare in tutta la sua eleganza nella Collegiata di Santo Stefano. Gaetano Callido, veneto come il Lotto, e nato ad Este nel 1727 imparò l'arte organaria da un genio del suo tempo, vale a dire il frate organaro e studioso di matematica Petar Nakic, meglio noto come Pietro Nacchini, di origini dalmate e che ci ha lasciato pregevoli sunti della sua arte in particolar modo a Sant'Elpidio a mare dove, nella Basilica della Misericordia, sono perfettamente conservati due organi, uno del Nacchini, il maestro, e l'altro del Callido, l'allievo. Personalità intraprendente ed instancabile il Callido che nel corso della sua attività ha lasciato più di 400 testimonianze della sua opera, dal Trentino fino a Istanbul, al tempo ancora Costantinopoli Un quarto di questa eccezionale produzione si trova nelle Marche, facilitata dall'esenzione di dazi doganali ottenuta nel 1779 e favorita, probabilmente, da una figlia religiosa presso il convento delle Benedettine di Corinaldo. Fortuna volle che, a seguito della riedificazione della Collegiata ad opera di G.B.Vassalli alla fine del XVIII secolo, anche Monte San Giusto sentì l'esigenza di riferirsi al grande organaro veneto per abbellire la nuova chiesa. Nel 1792, finalmente, dopo un viaggio via mare l'opera 308 di Gaetano Callido venne posta in cantoria. L'eccezionalità di questo strumento sta innanzitutto nelle grandi dimensioni, necessarie per riempire uno spazio tanto grande come quello della Collegiata, nella dolcezza del suono e nell'ottimo, direi quasi straordinario, stato di conservazione che ha permesso quasi quindici anni fa di operare un restauro sapiente che ha rispettato grandemente lo strumento riportandolo anche alle condizioni foniche originali grazie alla ricostruzione di alcuni registri soppressi nel XIX secolo. La tavolozza timbrica dell'organo della Collegiata presenta tutti i registri praticati da Callido ad eccezione del Violoncello da 8' (otto piedi = ad una canna equivale un suono alla sua altezza reale) e della Violetta da 4' (quattro piedi = ad una canna equivale un suono più alto di un'ottava rispetto a quello reale). Nella bellissima facciata, adornata da architetture e statue dipinte sulla cassa, svetta il Do1 del Principale (registro “di base”) che è anche la più grande delle canne di facciata. Unico neo nella conservazione è rappresentato dal fatto che la tastiera non è quella originale poiché di quella di Callido non si conoscono le sorti. L'importanza di questo strumento per la comunità sangiustese è decretata dal fatto che, prima dell'avvento della banda, ad impartire i rudimenti musicali era il Maestro di Cappella (che successivamente, spesso e

volentieri, si trovò a svolgere anche la mansione di maestro della banda) che, tra le sue mansioni, aveva anche quella di animare all'organo le celebrazioni. Con la soppressione della Cappella Musicale l'organo della Collegiata è quasi caduto nel dimenticatoio e suonato solamente da qualche anima pia che si destreggiava con la tastiera. Recentemente ha allietato la comunità sangiustese con le proprie note Nicola Procaccini, mio carissimo amico ed astro nascente nel panorama della musica antica, che ha proposto un bel programma con molta musica marchigiana scritta a cavallo tra XVIII e XIX secolo. La straordinaria partecipazione di pubblico accorso ad ascoltare il Callido dopo tanto tempo sarà sicuramente pretesto per far sì che appuntamenti tanto lieti possano moltiplicarsi e divenire una delle tante e solide tradizioni del nostro paese perché lo merita uno strumento che va valorizzato al massimo e una cittadinanza con un forte istinto artistico che va sempre tenuto in vita, specie di questi tempi.

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