Art bonus, un’opportunità rivoluzionaria per l’Italia e per Monte San Giusto


di Lorenzo Chiacchiera

“Siamo di fronte ad una legge rivoluzionaria che mette l’Italia in prima fila nel sostegno all’arte e alle attività culturali”; si è aperto così il dibattito sulla legge denominata “Art bonus” nella splendida cornice di Palazzo Buonaccorsi a Macerata. Perché rivoluzionaria? Rivoluzionaria perché da oggi per coloro che sosterranno economicamente il mondo della cultura e dei beni culturali lo Stato ha previsto un importante sgravio fiscale pari al 65% della somma donata. Questo lungimirante provvedimento potrà aiutare, e non poco, i Comuni italiani a salvaguardare adeguatamente il patrimonio storico del nostro Paese con l’azione combinata di enti locali e mecenati. Nel 2015, attraverso la Legge di Stabilità, è stato reso permanente il credito d’imposta al 65% (nel d.d.l. dal 2016 era previsto “solo” il 50%), dunque uno sforzo ulteriore da parte dello Stato per garantire uno sgravio così consistente. Ma quali possono essere i soggetti beneficiari delle donazioni? I beneficiari possono essere gli enti e le associazioni che gestiscono beni storici pubblici (complessi monumentali, palazzi, opere d’arte, archivi, biblioteche, musei, parchi archeologici, teatri di tradizione, fondazioni lirico-sinfoniche…) e le donazioni possono finanziare il restauro e la manutenzione dei beni, l’acquisizione di materiale ed eventi per le strutture compatibili secondo la legge. L’Art bonus vuole parlare soprattutto al mondo dell’impresa, troppo spesso emarginato dalle strategie riguardanti la cura e la salvaguardia del territorio quando alcune imprese, in alcuni casi, hanno contribuito e contribuiscono con i fatti e il duro lavoro al prestigio del territorio stesso.

Legare il proprio marchio, la propria azienda ad un monumento, ad un’opera d’arte è un costume che nel mondo (soprattutto in America e nei paesi anglosassoni) è diffuso da diverso tempo. In Italia ancora siamo qualche passo indietro, non c’è dubbio, ma crediamo che le aziende, a prescindere dall’Art bonus, da qualche anno abbiano cominciato, in linea generale, a cambiare rotta e ad essere meno diffidenti riguardo al sostegno del mondo culturale. Siamo convinti che Art bonus, per le sue condizioni vantaggiose di credito d’imposta, possa spegnere definitivamente quella diffidenza, soprattutto in un momento storico in cui la regione Marche sembra stia guadagnando il terreno (fin qui perduto) in ambito turistico e in cui il turismo culturale sta vivendo una forte impennata. Sono infatti sempre di più e sempre più consistenti i flussi turistici che interessano i Comuni marchigiani e legare la propria azienda alla storia e alla cultura che tanto attira italiani e stranieri in queste terre crediamo sia lo spirito di quello che è uno dei brand più famosi al mondo: il made in Italy, inteso non solo come prodotto italiano ma come ricchezza ed unicità dell’Italia, come connubio di tutto quel che di straordinario questo paese può proporre. Dalla moda e l’enogastronomia fino al patrimonio storico. Credito d’imposta del 65% significa un importante investimento diretto da parte dello Stato quindi, tradotto in poche parole, più il privato investe più lo Stato investe. Art bonus è un’opportunità unica anche per i Comuni di elaborare proposte e di dialogare attivamente con le imprese del territorio per lavorare ad un progetto comune. Brunello Cucinelli, durante la conferenza tenuta a Palazzo Bonafede la scorsa estate, ha detto: “parafrasando le parole del grande imperatore Adriano che diceva di sentirsi responsabile della bellezza del mondo, io, alla stessa maniera, penso che un imprenditore che sfrutta giustamente un territorio per generare ricchezza debba condividere e restituire, laddove è possibile, la ricchezza ottenuta con il territorio da cui l’ha ricavata”.

Ci auguriamo che in questi anni l’opportunità straordinaria che viene data agli amministratori attraverso questa legge, si concretizzi in tanti validi progetti che possano coinvolgere tutti, perché la storia e la cultura, da cui noi proveniamo, sono di tutti noi e per tutti noi.


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