"La speranza, il segreto". La poesia di Franco Matacotta


di Lorenzo Chiacchiera Gli attimi che precedono un appuntamento culturale sono sempre ricchi di interrogativi, specie nei piccoli paesi dove il grande pubblico è sempre difficile da coinvolgere. Ma i dubbi e le incertezze vengono spazzati via dai primi partecipanti che si avvicinano timidamente e quando, pian piano, vedi riempirsi il teatro sai che l’iniziativa è di interesse e puoi già parlare di successo.

Già, successo è la parola forse scontata ma che meglio si addice al bellissimo appuntamento che ha visto Monte San Giusto confrontarsi con la riscoperta di Franco Matacotta domenica 17 aprile al teatro Durastante. Successo per quel che è stata la conferenza e per quel che ne seguirà. Innanzitutto successo di pubblico con la sala quasi al colmo per un appuntamento non proprio nazionalpopolare. Successo perché si allarga il numero di non sangiustesi presenti agli eventi culturali del nostro paese. Successo perché il corso di “educazione alla storia locale”, grazie alla prof.ssa Livia Brillarelli, si sta affermando sempre di più come un’importante e lodevole realtà in quel delicato processo che è il recupero della memoria storica, roba non semplice di questi tempi. Poter dare una mano alla realizzazione di questi eventi è, senza bisogno di sottolinearlo, un indicibile piacere sia da cittadino che da giovane amministratore con l’onore e l’onere di occuparsi di cultura. Già, perché tutto potevo pensare all’inizio di questa avventura tranne che avrei conosciuto un’effervescente signora (Livia Brillarelli) dal parlare diretto e genuino, che mi avrebbe confidato di un personaggio da riscoprire, un genio, un grande artista. Comincia lì il progetto di rivalutazione di Franco Matacotta, grandissimo poeta ingiustamente sconosciuto ma capace di una scrittura cruenta e raffinatissima che meriterebbe un’attenzione maggiore nelle scuole italiane. Due anni, quasi, di lavoro e di ricerche per giungere a questa conferenza favorita anche dal relatore, il professor Luigi Martellini, il più grande studioso di Matacotta, che l'ha fortemente voluta ad un certo punto. Inutile dire che la conferenza è andata bene, molto tecnica a tratti ma toccante quando Cino Matacotta, figlio del poeta, ha ricordato il padre. Conferenza favorita anche dal casuale ritrovamento di un articolo del Matacotta scritto su "La Voce d'Italia" del 12 Ottobre 1941 in cui il nostro poeta racconta di Monte San Giusto e della sua tradizione calzaturiera, concentrandosi soprattutto sul lavoro manuale che nelle botteghe facevano le donne, intente a battere su "lo cippitto", incollare, tirare, martellare, inchiodare e tingere di negrofumo. Altro successo: riscoprire Monte San Giusto come città della calzatura, la cui tradizione affonda le radici nel 1700 quando si ha notizia di rinomati fabbricanti di selle per cavalli; borgo rinascimentale nella terra della calzatura citando Livia Brillarelli.

Ma torniamo a Matacotta e alla nostra conferenza. Prima di questo appuntamento in paese, anche i più anziani, nel sentir nominare Matacotta aggrottavano la fronte, serravano le labbra cercando nei loro pensieri un dettaglio che potesse ricollegare quel nome ad un ricordo ma niente, alzavano le spalle e dicevano "No, mi dispiace". Nei giorni antecedenti, invece, con le locandine appese e la foto del poeta in bella mostra gli stessi (e altri) sono tornati festanti per aver trovato il ricordo perduto "Quanno sò visto lu rsumigliu..." che, tradotto per i non marchigiani suonerebbe "quando ho visto la foto...". Da queste testimonianze che andremo a raccogliere con i volontari del corso di "educazione alla storia locale" partirà l'opera di riscoperta del rapporto tra Matacotta e Monte San Giusto e quali opere hanno visto la luce nel nostro paese. Presto le poesie di "Fisarmonica Rossa" non saranno più sconosciute, almeno per i sangiustesi, ma risuoneranno come frammenti della nostra identità. Si, perchè Matacotta, poeta che ha narrato gli orrori della Seconda Guerra Mondiale nelle nostre terre, ricostruisce la storia meglio di qualunque studioso perché al fatto in sé accompagna una poetica sintetica ed efficace, ricca di immagini e di colori, il rosso e il nero, non solo nella visione politica di quegli anni ma anche nella loro visione psicologica e simbolica. Cercheremo dunque di togliere a Matacotta la scomoda etichetta di giovane amante di Sibilla Aleramo (scrittrice e poetessa di grande fama legata a Civitanova Marche) per consegnargli quella di grande poeta del Novecento italiano. Proporre tutto questo in e a partire da un piccolo centro come Monte San Giusto sarà una bella sfida e cercheremo, ancora una volta, di coinvolgere le scuole in questo progetto perché la cultura non muore se ne condividiamo il seme con le piccole menti. Un grazie infinito a chi fa qualcosa per la cultura in questo paese, a chi ancora crede che sia questa la nostra più grande ricchezza, a chi crede nel bello e fa di tutto per farlo conoscere. Un grazie ancora più grande a tutte le persone che un anno fa non avrebbero mai pensato di partecipare alla vita culturale di questo paese ma che, giustamente coinvolte, hanno trovato una forte passione per la storia. Un grazie a chi aiuta e sostiene in ogni modo la cultura a Monte San Giusto.


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