La nuova vita delle tele dei Ricci


di Lorenzo Chiacchiera

Diceva il grande filosofo Hans Georg Gadamer che “la cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”. E’ proprio la fortissima esigenza di condivisione e di divulgazione del nostro patrimonio artistico che, in un periodo difficile e complesso come quello del sisma, ha portato ad intensificare ancor di più quegli interventi in ambito culturale che permettono di superare il cliché di un’immagine “ferita” delle nostre terre con la possibilità, invece, di dar dignità e valore a quell’immagine, nostalgicamente marchigiana, di gente che dalle difficoltà trova lo slancio per resistere e rialzarsi. Monte San Giusto vuole ripartire fortemente dai propri capolavori, da quella straordinaria ricchezza che fino a pochi anni fa era sconosciuta ai più e che oggi, grazie al lavoro fatto di studio e passione da un gruppo di persone, sta acquisendo sempre più importanza tra la nostra comunità. A tal proposito un primo passo importante sarà il restauro delle tele provenienti dalla ex chiesa di Sant’Agostino che verranno recuperate da valenti professionisti nei prossimi mesi e che potranno essere ammirate nella nuova pinacoteca in fase di allestimento presso Palazzo Bonafede. Si tratta di tre dipinti ad olio del XVIII secolo: un meraviglioso Ecce Homo dipinto da Alessandro Ricci e altre due tele (forse di qualche decennio precedenti) riconducibili sempre alla cerchia dei Ricci e rappresentanti la Madonna della Cintura uno e Sant’Agostino, Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista l’altro, quest’ultima tela di notevole fattura. L’abbandono e l’incuria che queste opere hanno subito non ne comprometteranno il recupero né ne hanno scalfito la bellezza. Partiamo dall’opera più tarda: l’Ecce Homo o Uomo dei Dolori in cui, come suggerisce l’iconografia, troviamo raffigurato Cristo avvolto da un mantello di porpora, con in mano uno scettro di canna, coronato di spine e cosparso delle piaghe della flagellazione (Giovanni 19,5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: "Ecco l'uomo"). Ai piedi di Cristo un angelo con in mano un cuore fiammeggiante trafitto, simbolo dell’ordine agostiniano (La parola di Dio che trafigge il pensiero di Sant’Agostino) in mezzo a San Clemente da Osimo e Santa Chiara da Montefalco. La tela reca sul retro la firma di Alessandro Ricci (1750-1829) e una data in cui le uniche cifre leggibili sono le prime tre (179) ma che bastano a darci una datazione certa del dipinto.

Alessandro Ricci, Ecce Homo

Discorso diverso per le altre tele che non presentano la firma dell’artista. Ad un’attenta analisi la tecnica pittorica appare simile ma non identica il che potrebbe indurre a pensare che la mano non sia la stessa ma comunque affine. Come suggerito dal Prof. Stefano Papetti potrebbero essere opera del padre di Alessandro, ovvero Filippo (1715-1793), il che ci testimonierebbe un’ampia azione di questa importante famiglia di pittori nel nostro paese dato che opere dei Ricci si trovano presso la Collegiata (Madonna del Carmine con Santi) assieme a quelle di Domenico Rozzi, probabile allievo dei Ricci, (Madonna Lauretana con i Santi Giusto e Tossano e Madonna del Suffragio) e molto probabilmente se ne riconosce l’influenza se non la mano in alcune tele della Chiesa di Santa Maria della Purità. Nel dipinto rappresentante la Madonna della Cintura con sante agostiniane troviamo la Vergine col Bambino nell’atto di consegnare a delle sante agostiniane la sacra cintola, tema molto caro all’interno dell’iconografia agostiniana. Ciò suggerisce che una delle tre sante possa essere Santa Monica che, desiderosa di imitare la Madonna anche nel modo di vestire, riceve in dono da Maria la cintura della sua veste divina. A guardare l’opera oggi si pregusta già quale risalto potrà dare il restauro ai suggestivi toni di blu e di rosso della veste della vergine.

Tela raffigurante la Madonna della Cintura

L’ultima tela (ne mancherebbe una all’appello stimando che l’affresco rappresentante Cristo Crocifisso non fosse a sua volta coperto da una tela come nella Basilica della Misericordia di Sant’Elpidio a Mare avviene per un affresco analogo) rappresenta invece i Santi Antonio Abate, Agostino e Giovanni Battista e, per qualità della fattura, è senza dubbio la tela più interessante e affascinante di quelle recuperate. Pur non scomparendo i toni scuri tipici dell’ordine agostiniano che possiamo ritrovare nella veste di Sant’Antonio Abate e Sant’Agostino sotto il regale mantello, la tela appare ricca di luce grazie al paesaggio bucolico in cui sono assorti in contemplazione i tre santi. In basso a destra Agostino (riconoscibile dalla presenza dei simboli agostiniani per eccellenza come il bastone pastorale, il libro e la conchiglia) che rigetta nelle viscere della terra un demonio, San Giovanni Battista, con in mano una croce di cannicci adornata da un candido nastro recante la scritta “ECCE AGNUS DEI” e un mantello rosso che copre il vestito di peli di cammello e Sant’Antonio Abate con abito bruno e mantello nero che contempla assieme ad Agostino la gloria del cielo rappresentata da una schiera di angeli musicanti.

Tela raffigurante i santi Agostino, Antonio Abate e Giovanni Battista

Questa scarna descrizione non può certamente rendere piena giustizia della bellezza di queste opere che meritano di essere viste di persona con i propri occhi. Le tre tele dei Ricci faranno parte delle opere che verranno esposte nel museo di Palazzo Bonafede che, in attesa del loro ritorno dai restauri, verrà rinnovato con adeguamenti all'impiantistica e arricchito da nuovi e suggestivi percorsi espositivi in grado di valorizzare al massimo i capolavori della terra di San Giusto. E’ sempre più concreta la candidatura di Monte San Giusto a città d’arte votata al turismo, non solo per la presenza della grande Crocifissione di Lotto ma anche per questi esempi finora sconosciuti o quasi di arte sacra che, affiancati all’importanza della collezione Maggiori andranno certamente a stuzzicare l’attenzione degli appassionati e di coloro che vorranno avvicinarsi alla comprensione di questi capolavori.


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