Il San Michele, capolavoro sangiustese in mostra insieme ai disegni della Royal Collection della fam


In un periodo di grande emergenza per i luoghi culturali danneggiati dal sisma del 2016, l’opportunità di far conoscere ed apprezzare Monte San Giusto al di fuori delle mura cittadine non è mancata. Presso la suggestiva mostra curata da François Macè de Lepinay a Sassoferrato, intitolata “La devota bellezza” e dedicata alle opere di Giovan Battista Salvi (più noto col nome di Sassoferrato), è esposto infatti uno dei disegni della Collezione Maggiori di Monte San Giusto. L'opera su carta raffigurante San Michele che sconfigge il drago, e che presenta nel retro uno studio su una testa di ragazzo, è uno dei pezzi pregiati della mostra che vede esposti, assieme al San Michele, altri 21 disegni del Sassoferrato provenienti dalla Royal Collection della famiglia Windsor (la collezione privata dei reali d'Inghilterra) e numerosissime tele di cui molte sono il risultato dei bozzetti, perfetti, che si trovano nell’esposizione.

Giovani Battista Salvi (Sassoferrato 1609 - Roma 1685), marchigiano, mite nell'animo e nella pittura, si trovò a vivere nel secolo turbolento di Caravaggio e di quei pittori che, come il Merisi, all’inquietudine pittorica univano anche quella umana. Sassoferrato si concentrò su una produzione di immagini di devozione che, nel corso del tempo, come affermava anche Zeri, gli valsero l’ingiusta fama di “pittore di santini”. La pittura del Salvi non è travagliata ma limpida e misurata; guarda a Raffaello e rinuncia alle pirotecniche scenografie barocche. Come fa notare sempre Zeri, suo principale ri-scopritore, il tocco inconfondibile del Sassoferrato lo troviamo negli impeccabili incarnati, cesellati, perfettamente smaltati, puri. Attraverso le cinque stanze della mostra a Palazzo Scalzi si può ammirare la genesi completa delle opere del Salvi, dalla loro nascita sotto forma di disegni fino alla tela.

Purtroppo, per ragioni climatiche, i disegni della Royal Collection e il San michele di Monte San Giusto non sono esposti assieme alle corrispettive tele ma i validi supporti della mostra rievocano i dipinti accanto al disegno corrispondente e viceversa. Il San Michele della Collezione Maggiori ha anch’esso un'opera pittorica corrispondente e si trova, come indica de Lepinay, presso la base militare americana di Camp Lejeune, in North Carolina. Sempre riprendendo quanto osserva de Lepinay, che elogia l’intuito di Maggiori nelle attribuzioni, il disegno, che presenta la scritta “n.18. Appartiene ad Alessandro Maggiori il quale lo comprò in Roma nel 1803”, riprende (con orientamento invertito) il dipinto omonimo di Raffaello conservato al Louvre. Il San Michele della Collezione Maggiori è alquanto significativo poiché il soggetto è ritratto nel pieno dell’azione mentre il Salvi dipinge quasi esclusivamente soggetti immobili e in contemplazione. Piccola curiosità relativa al risultato degli studi sul disegno in durante le fasi di allestimento della mostra: il San Michele è disegnato su carta di Fabriano, dunque è, a maggior ragione, un grande pezzo d’arte marchigiana. Al termine della mostra (5 novembre) il disegno farà ritorno a Monte San Giusto dove andrà ad arricchire la nascente Pinacoteca di Palazzo Bonafede.


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